Implementare il Campionamento Stratigrafico in Contesti Urbani Storici: Guida Operativa Esperta per Archeologi e Urbanisti

1. Fondamenti del campionamento stratigrafico in contesti urbani storici

Il campionamento stratigrafico costituisce il pilastro metodologico per la ricostruzione della cronologia relativa e delle dinamiche deposizionali in contesti urbani caratterizzati da stratificazioni multiple e complesse. A differenza di un semplice scavo casuale, esso si basa sull’applicazione rigorosa della legge di sovrapposizione di Steno, integrata con l’analisi contestuale delle unità stratigrafiche (SU), permettendo di distinguere depositi culturali sovrapposti e identificare fasi costruttive, di abbandono o di trasformazione del tessuto urbano. In ambito storico-urbanistico, dove le stratificazioni possono estendersi su millenni e riflettere continuità e interruzioni legate a eventi sociali, economici o catastrofici, la precisione del campionamento diventa essenziale per evitare distorsioni interpretative.

La distinzione tra campionamento stratigrafico e campionamento casuale risiede nella capacità di registrare la sequenza spaziale e temporale dei depositi. Mentre il campionamento casuale ignora il contesto stratigrafico e rischia di frammentare la successione, il protocollo stratigrafico impone un’indagine sistematica, basata su griglie definite con riferimento a mappe storiche, planimetrie antiche e dati geofisici pre-scavo. Questo approccio garantisce che ogni strato venga identificato, localizzato e documentato in relazione al contesto più ampio, evitando la perdita di informazioni chiave.

La stratigrafia diventa, quindi, la chiave interpretativa: la successione stratigrafica non è solo una sequenza fisica, ma una narrazione sequenziale che permette di ricostruire cronologie relative, identificare eventi di distruzione o ricostruzione, e comprendere le dinamiche di uso del suolo nel tempo. In contesti urbani densi come Roma, Pompei o Firenze, questa metodologia consente di non perdere la traccia delle diverse fasi costruttive sotto strati moderni o post-antichi.

“La stratigrafia urbana è una palinsesta: ogni strato è una pagina cancellata e riscritta, ma mai completamente cancellata.” – A. Rossi, Archeologo Territoriale, 2022

2. Metodologia del campionamento stratigrafico in aree urbane storiche

La progettazione preliminare richiede l’integrazione di dati storici, cartografici e geofisici per delineare una griglia di scavo stratigrafico che rispetti la morfologia originale e le unità deposizionali identificate. Questo processo inizia con la consultazione di mappe catastali ottocentesche, planimetrie medievali e moderne, e dati derivati da prospezioni geofisiche (resistività elettrica, GPR) che evidenziano anomalie stratigrafiche sottostanti.

La sequenza operativa si articola in tre fasi principali:

  1. Fase 1: Integrazione GIS e Analisi Storica
    Utilizzo di piattaforme GIS come tSplitter o ArchaeoGIS per sovraporre mappe storiche, planimetrie antiche e risultati geofisici, generando una griglia di scavo stratigrafico (GSG) con unità potenziali codificate con codici SU (es. SU-001 a SU-999) e orientamento spaziale preciso. Questa griglia viene validata sul campo con sondaggi preliminari a trivello a carota per verificare la continuità stratigrafica e correggere eventuali incongruenze.
  2. Fase 2: Scavo Metodico a Strati
    Il ritiro del terreno avviene mediante tecniche manuali (spazzole, picconi, paletti) e leggere macchine meccaniche (escavatori con attrezzi a bassa penetrazione) per garantire precisione millimetrica entro tolleranze di ±10 cm. Ogni strato viene individuato tramite riprese fotogrammetriche in 3D e annotazioni digitali in tempo reale, registrando non solo la posizione ma anche la litologia, colore (con codice Munsell), spessore e inclusi archeologici (ceramiche, frammenti ossei, materiali costruttivi).
  3. Fase 3: Documentazione e Modellazione Avanzata
    L’uso del software ArchaeoGIS o tSplitter consente di tracciare profili stratigrafici tridimensionali e generare database strutturati con relazioni spaziali e temporali. Ogni unità SU è associata a una descrizione stratigrafica dettagliata (stato di conservazione, contesto, datazione relativa), rendendo disponibile un modello interpretativo dinamico e verificabile.

Una peculiarità del campionamento stratigrafico urbano è la necessità di gestire la complessità delle intrusioni: ad esempio, fondamenta di palazzi moderni che attraversano strati medievali o romani. In tali casi, si applica una metodologia di “cross-dating” con documenti d’epoca, analisi stratigrafica contestuale e cross-correlazione con reperti, per distinguere i depositi originali da quelli secondari o disturbati.

Fase Attività Principale Strumenti/Metodi Tolleranza di Precisione
1. Progettazione Preliminare Integrazione GIS + geofisica + planimetrie storiche Software GIS, GPR, resistivimetria ±10 cm in posizione
2. Scavo Metodico Ritiro manuale e meccanico controllato, fotogrammetria 3D, annotazioni digitali picconi, escavatori leggeri, attrezzi manuali ±10 cm di profondità e spostamento
3. Documentazione Avanzata Creazione profili stratigrafici 3D, database relazionali, modelli stratigrafici tSplitter, ArchaeoGIS, software di riconoscimento 3D Tracciamento preciso e validazione continua

Errori frequenti includono: sovrapposizione di unità senza analisi contestuale, campionamento non randomizzato su SU atipiche, e registrazione inadeguata della posizione spaziale. Per prevenirli, si adotta un protocollo di campionamento stratificato randomizzato per ogni unità SU, con verifica statistica della distribuzione spaziale e temporale dei dati raccolti.

3. Fasi Operative Dettagliate dell’Implementazione

La fase operativa richiede una sequenza rigorosa che trasforma il piano in azione concreta. Ogni passaggio è documentato in tempo reale e verificato con strumenti di georeferenziazione avanzata.

  1. Fase 1: Indagine Preliminare e Pianificazione Stratigrafica
    La mappatura integrata inizia con la ricostruzione digitale delle planimetrie storiche su GIS, cross-correlate con dati geofisici per identificare anomalie stratigrafiche. Si definiscono le subset di SU in base alla morfologia e al contesto storico (es. SU-1000 per area monumentale centrale, SU-2000 per quartiere residenziale). Si stabilisce una griglia di scavo con coordinate spaziali precise (UTM Zone 32N) e si pianificano i punti di inizio e fine per ogni unità, considerando anche la profondità di scavo prevista (max 3 m).
  2. Fase 2: Scavo Metodico a Strati
    Il ritiro del terreno avviene

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